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Trasformazioni

Il tempo–crisalide, la musica e le ali: Ezio Bosso e l’Adesso.

Psiche, anima in greco, significa anche farfalla. “Nasciamo con un bruco di anima, il nostro lavoro è dargli ali e volo”

(Alejandro Jodorowsky)

Quello della crisalide è uno stadio di quiescenza in cui l’insetto attua la metamorfosi: la sostanza del suo tempo è la trasformazione. L’effimera farfalla non misura giorni, mesi o anni, ma istanti: per questo il suo breve tempo le basta. Stiamo vivendo un tempo–crisalide, d’istanti dilatati, dove fragilità e forza si completano, dove si perde per sottrazione, ma ci si ritrova nei piccoli gesti.

Le farfalle battono le ali molto più lentamente delle api e seguono la traiettoria di volo solo grazie a una postura del corpo tutta particolare. Il librarsi in aria delle farfalle, fiori in volo, riflette il valore della trasformazione, della leggerezza, della diversità, il coraggio di frantumare il bozzolo che costringe, il saper accettare il cambiamento, anzi il prepararsi a questo.

Maggio torna sempre, ma Ezio Bosso, l’uomo delle note lievi come farfalle, è volato via, “Il tempo è un pozzo nero”, diceva. “E la magia che abbiamo in mano noi musicisti è quella di stare nel tempo, di dilatare il tempo, di rubare il tempo. La musica, tra le tante cose belle che offre […] ha la caratteristica di essere tempo condiviso. E quindi in questo senso, il tempo come noi lo intendiamo non esiste più”.

La parabola di Ezio Bosso è stata straordinaria: è riuscito a fare della sua lotta decennale contro non una, ma due malattie terribili, una missione, una testimonianza per sé e per il mondo. Amare la vita, l’arte, la bellezza, oltre ogni barriera. Vivere ogni giorno come un dono. Farsi dono. La musica trascende il corpo, apre spiragli in cieli impossibili: permette una via di fuga. Insegna ad ascoltare, vedere oltre. La disabilità più spietata è spesso negli occhi di chi guarda, di chi non sa perdere, innanzitutto, i pregiudizi.

Siamo un Paese la cui storia è fatta di arte, teatro e musica. Di incontri. Ezio Bosso ed Erri De Luca si sono incontrati un’estate di sei anni fa in Sardegna, a Berchidda, Olbia -Tempio, tra musica e parole. Il musicista torinese al pianoforte e lo scrittore e poeta napoletano, davano sostanza al progetto del festival “Time in Jazz” che prendeva le mosse proprio da una poesia di Erri De Luca, “Elogio dei piedi”: “Perché portano via […] Perché sono la parte più prigioniera di un corpo incarcerato […] Perché […] non è colpa loro se più in alto nello scheletro non ci sono ali […] Perché non sanno accusare e non impugnano armi”.

Parole sempre gentili, aveva Ezio Bosso, come orme, sempre più lente: un vissuto tracciato in pochi anni, intensi come respiri dell’anima.

Psiche: è ciò che esula dalla dimensione corporea e materiale, connessa all’idea del ‘soffio’, del respiro vitale. La musica è la poesia dell’aria, del volo. Piedi che si staccano da terra, leggeri. I limiti rendono grande un uomo: la pietà è solo per chi non sa superarli.

E’ impietosamente bella, la musica di Ezio Bosso: che col sorriso di sempre, continua a dire: “It’s never over”.

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